07Marzo

La mia prima pipa

Cos’è una pipa? Una pipa (di radica) è un pezzo di legno guarnito di bocchino (di varia forma, fattura e materiale) che si riempie di tabacco e si utilizza per fumare. Tutto qui? Beh, non proprio...
Per me si tratta di un oggetto la cui importanza va ben oltre la semplicistica descrizione appena fornita. E’ un’amica, una confidente, una solerte consolatrice, una fedele, discreta accompagnatrice dei momenti di vita di quello strano essere che è il fumatore di pipa.
Certo oggigiorno non è politicamente corretto lodare qualcosa che ha a che fare con il fumo. Il fumo uccide sta scritto su ogni confezione di tabacco e quello che fino a ieri sembrava un (quasi) innocuo vizio, ed una consolidata (o, quantomeno, accettata) abitudine sociale, oggi è visto come un comportamento severamente sanzionato, regolato e spesso proibito da varie legislazioni nazionali e locali.
Una persona, un tempo definita tranquillamente un fumatore, oggi è marchiata come tabagista e la parola ha assunto una connotazione decisamente negativa allo stesso modo di tossicodipendente o alcolizzato. Non posso dimenticare lo sconcerto provato apprendendo da un programma televisivo, che il famoso Oskar Shindler (si proprio quello della lista!) era morto povero, alcolizzato e… tabagista!

 

 

Ora, ammetto senza difficoltà che le conseguenze del consumo di tabacco possono causare a qualcuno vere e proprie sciagure personali, ma non riesco a capire come un normale fumatore di pipa possa essere considerato, per questo, un vizioso. 
La pipa non è la sigaretta! Fra i due modi di consumare il tabacco esistono differenze abissali. Sarebbe come voler mettere sullo stesso piano un oculato ed esperto degustatore di vini ed un ubriacone. Nel fumo di pipa non si ricerca il piacere causato dal trauma dell’inalazione del fumo, ma quello prodotto dall’assaporamento della fragranza del tabacco in combustione. Non si fuma la pipa perché costretti dallo stimolo prepotente della nicotina, ma perché, in un certo momento della giornata, si decide di celebrare un rito. Personalmente non riesco non solo ad accenderla, ma nemmeno a pensare di farlo se le mie condizioni fisiche non sono ottimali. Mi basta essere leggermente raffreddato, costipato o non aver digerito perfettamente perché mi passi immediatamente la voglia di fumare e proprio il ritorno di tale stimolo mi comunica il ritorno alla normalità delle mie condizioni fisiche. Quindi permettetemi di celebrare questi meravigliosi pezzi di legno colorato che da oltre mezzo secolo accompagnano i vari momenti della mia vita.

Avevo circa dieci anni quando subii per la prima volta il fascino di una pipa, o più precisamente di un pipino. Accadde nella mia città durante la sagra del Santo Patrono. Passeggiando fra le (artigianali) attrazioni del Luna Park, fui colpito da una piccola pipa marrone con il bocchino giallo che occhieggiava, sopra un pacchetto di biscotti in un disadorno tiro a segno. Sparando con (per me) enormi carabine ad aria compressa caricate con tappi bisognava colpire i bersagli che ricadevano in un telone e venivano consegnati ai fortunati tiratori. Ogni colpo costava cinque lire ed io ne avevo ben dieci in tasca. C’erano anche altri pipini in palio, ma per me solo quello notato era degno di attenzione. Sbagliai clamorosamente il primo colpo, ma al secondo riuscii a farlo cadere nel telone. Il proprietario del baraccone però disse che l’avevo colpito solo di rimbalzo e non me lo volle consegnare. Umiliato e pieno di rabbia tornai a casa e per tutto il resto della giornata mi esercitai con la piccola carabina a tappi che mi era stata donata per il mio compleanno. Il giorno successivo riuscii a farmi dare altre dieci lire e chiesi ad un mio cugino più grande di accompagnarmi al tiro a segno. Ero certo, infatti, che la sua presenza al mio fianco mi avrebbe tutelato verso ulteriori possibili ingiustizie. 
Al secondo colpo il pipino cadde colpito in pieno e stavolta feci ritorno a casa inalberando orgogliosamente il trofeo appena conquistato. Ma i miei famigliari non condivisero assolutamente il mio entusiasmo e mi proibirono di esibire quell’affare perché non stava bene che un bambino scimmiottasse i grandi e perché avrebbe anche potuto rovinarmi i denti. Quindi lo riposi nel mio cassetto accontentandomi di tenerlo in bocca quasi di nascosto mentre leggevo qualche libro o facevo i compiti. 
Verso i sedici anni, dopo aver sperimentato assieme ai miei coetanei le prime sigarette, acquistai la mia prima vera pipa (una robetta da cesto senza marca!) che tenevo in bocca spenta poiché non riuscivo ad imparare a fumarla. Qualche tempo dopo entrai in confidenza con un distinto signore che ammiravo molto in quanto provetto cacciatore ed appassionato allevatore di cani. Costui aveva smesso di fumare le sigarette, si era convertito alla pipa (teneva fra i denti di solito una capiente Peterson De Luxe curva) e non mancava di magnificarne le virtù. Sotto la sua guida imparai ad usare propriamente lo strumento e per il mio compleanno mi fu donata, dalla mia morosa del tempo, una snella apple o boccetta Savinelli Punto Oro dritta, simile a quella sfoggiata dal grande Jacques Tati nel suo indimenticabile Le vacanze di Monsieur Hulot. .
Era il periodo del primo Rapporto Terry sui danni del fumo e la pipa veniva spesso regalata da mamme, mogli, sorelle e fidanzate perché considerata come il male minore. Inoltre l’enorme successo ottenuto in televisione dalle Inchieste del commissario Maigret (ma anche, in altri popolari sceneggiati come La Cittadella, interpretato dal mitico Alberto Lupo personaggi di contorno esibivano splendide pipe) contribuiva alla diffusione massiccia della pipa che era diventata una specie di must consumistico. Perfino Mina con la sua canzone Fumo blu (..per me tu puoi fumar la pipa quanto vuoi…un uomo non è un uomo se non sa di fumo..) aveva celebrato il fascino del maschio (allora esisteva ancora uno stereotipo maschile riconosciuto!) con la pipa in bocca. Si fondavano in quasi ogni città i Club della Pipa, venivano pubblicati libri, manuali e riviste specializzate, si organizzavano gare di lento fumo. Certamente si trattava anche di operazioni commerciali sapientemente orchestrate dagli industriali del ramo, ma per diversi anni la cosa funzionò. 
Poi i rapporti sui danni del fumo si fecero sempre più frequenti, autorevoli ed allarmanti determinando un profondo cambiamento nell’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del fumo e dei fumatori. Lungi da me ogni tentativo di minimizzare o contestare in alcun modo i risultati di tante serie ricerche scientifiche anche se non posso nascondere una sottile sensazione di frustrazione e sconforto che mi coglie quando ho l’impressione (magari infondata) di sentirmi in qualche modo discriminato o guardato male mentre cammino per strada con la pipa accesa. 
Non riesco ad impedirmi di considerare che in questo strano mondo in cui mi trovo a vivere, tutta una serie di principi e valori un tempo(in fondo non così lontano) comunemente accettati e condivisi sembrano ora messi non solo in discussione, ma decisamente rifiutati o addirittura condannati. Spesso ho come l’impressione che quasi tutte le cose che mi piacciono o mi ispirano sensazioni positive siano diventate criticabili e/o nocive. 
Se mi esamino e considero che, essendo dotato di scarsissima inappetenza, possiedo un fisico non esattamente da palestrato, apprezzo il buon lambrusco e le grappe morbide, sono un convinto oplofilo (significa appassionato di armi, a scanso di possibili equivoci!), mi sento irriducibilmente e ed inesorabilmente eterosessuale, sono un ostinato fumatore di pipa, ed è mia abitudine definire cieco uno che non vede e ladro uno che non rispetta la proprietà altrui, mi sembra di aver tracciato il ritratto del perfetto politicamente scorretto .
Quindi compatitemi, se credete o biasimatemi se volete, ma lasciatemi fumare e celebrare le virtù della mia pipa e non condannatemi se mi ostino ad inseguire quelli che con una bellissima espressione inglese vengono definiti Pipe Dreams, cioè i sogni ad occhi aperti con sottofondo di fumo azzurro, saporoso e fragrante. 
Fumate serene a tutti.

 

Alessandro Tassini

 

Posted in Storie e racconti

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