“Le Pipe per Signora”: un ritratto delle donne fumatrici di Pipa di mezzo secolo fa

di Eva Palmarino

Così scriveva Giorgio Sevinelli, nel 1974

Qualcuno, forse, particolarmente tradizionalista, potrà inorridire all’idea che anche le donne fumino la pipa. Lo stesso scalpore suscitarono nel secolo scorso le prime fumatrici di sigarette o di sigari come la celebre George Sand.
In realtà non vi è nulla di strano in questa preferenza: la pipa è molto meno dannosa di una sigaretta e inoltre non annerisce denti e dita, cosa assai sgradevole soprattutto in una donna.

Tuttavia anche le più moderne femministe provano un certo pudore nel confessare di essere fumatrici di Pipa. E spesso, dovendo effettuare l’acquisto di un modello adatto a loro, si trincerano dietro eccentriche esigenze di un ipotetico marito o fidanzato. Fortunatamente il negoziante è il più delle volte abbastanza scaltrito da accorgersene, e finisce con lo scegliere il tipo giusto di pipa, pur dando l’illusione di aver accontentato un cliente uomo.
Vi sono signore che non hanno neppure bisogno di ricorrere a queste innocenti bugie e fumano decisamente pipe maschili, dando prova di un’abilità spesso superiore a quella dell’uomo anche se, naturalmente, poche le fumano in pubblico.

Non di rado le “gare di lento fumo” sono vinte da esponenti del sesso debole, a volte anche molto giovani e carine. Tuttavia, poiché la femminilità va sempre rispettata, i fabbricanti di pipe hanno creato una serie di modelli adatti al gusto della donna: si tratta di pipe piuttosto piccole, affusolate, a volte semicurve, fasciate in pelle a vivaci colori, e per sera con qualche strass incastonato nella radica. Accessorio indispensabile della pipa è l’astuccio in pelle o stoffa, sempre molto elegante, che consente di riporla nella borsetta senza che vi spanda il suo odore.

Il testo è estratto da La Pipa e i suoi Cocktail, di Giorgio Savinelli, edito da Garzanti nel 1974, uno splendido saggio sui primi rudimenti della Pipa, che include alcune “ricette” per miscele casalinghe. Questo brano specifico ci mostra due cose della società piparia di cinquant’anni fa: la prima è che la Pipa era quasi un peccato per le donne, un vizio di cui quasi vergognarsi; la seconda è che i tabaccai erano più in gamba di quelli moderni.
Ovviamente scherzo, la mia è una provocazione (come quasi tutto ciò che scrivo), una cosa resta vera, però: se l’intera pubblicazione rappresenta un mattone importante della letteratura piparia mondiale, questo specifico brano contenuto al suo interno è invecchiato parecchio male.

Certo, non si tratta di un’analisi sociologica della società degli anni ’70 del secolo scorso, ma del singolo punto di vista dell’autore. Dopotutto Giorgio Savinelli non era un sociologo, ma un tabaccaio, motivo per cui fa apparire i tabaccai più scaltri e scafati delle donne acquirenti medie. Eppure è un brano che ha trovato spazio editoriale in una pubblicazione saggistica. Quindi, come sono le donne fumatrici di Pipa degli anni ’70, secondo Savinelli? Fondamentalmente sono di due tipi ed entrambi sono deboli, legate più all’apparenza e all’estetica che alla sostanza e alla funzionalità. “Anche le più moderne femministe provano un certo pudore nel confessare di essere fumatrici di Pipa”. Brrr!

Il primo tipo è “Pudico”. Si vergogna di dire al tabaccaio che la Pipa è per lei e s’inventa che è invece per il suo uomo. Teme il giudizio dell’uomo e della società. Per fortuna, però il tabaccaio, persona evoluta, finge di credere al regalo per il marito e cosa fa? Sceglie lui la Pipa per lei. Scacco matto, patriarcato!
E queste sono le “più moderne femministe“. Per Citare la Sora Lella: “Ah, annamo bene! Annamo proprio bene!”

Poi c’è il secondo tipo, formato da quelle che: “non hanno neppure bisogno di ricorrere a queste innocenti bugie e fumano decisamente pipe maschili”. Brave!
“Dando prova di un’abilità spesso superiore a quella dell’uomo”. Bravissime! Allora siete voi le femministe più moderne!

“Anche se, naturalmente, poche le fumano in pubblico”. Ah, ecco: “Naturalmente“. Sia mai che facciamo le spudorate in pubblico.
Non di rado le gare di lento fumo sono vinte da esponenti del sesso debole, a volte anche molto giovani e carine. Be’, grazie per l’appellativo di “sesso debole” anche quando vinciamo, così, giusto per chiarire i ruoli. Anche 0quando vinciamo nonostante handicap oggettivi, quali essere “persino giovani e carine”!

Massì, si fa per ridere e ridiamoci su. Dall’uscita di questo libro ad oggi sono passati più di cinquant’anni. Allora c’era un’altra mentalità, un altro modo di concepire il ruolo della donna e di comunicarlo. E ora non voglio demolire l’intera pubblicazione, che resta un saggio valido, seppur contestualizzato al suo tempo, né sostenere che Giorgio savinelli fosse un misogino sciovinista, povero Giorgio, era solo figlio del suo tempo.

Per fortuna, oggi la situazione è migliorata, oggi noi donne possiamo entrare in una tabaccheria e comprare una Pipa dichiaratamente per noi, anche se agli occhi di molti, soprattutto non fumatori di pipa, continuiamo ad apparire come divertenti animaletti che scimmiottano gli uomini.
Infatti, così come molti degli stereotipi dipinti in questo brano sono superati, tanti altri, seppur con una veste più “socialmente accettata” restano vivi e attivi. I tradizionalisti non inorridiscono più alla vista di una donna con la Pipa in bocca ma, ancora oggi, nel 2026, più d’uno sgrana gli occhi tra lo stupito e il divertito, quando mi vede fumare la Pipa. “Ma anche le donne fumano la Pipa?”, be’, sì, amico mio, è una Pipa, non un esame della prostata e attento, sto per turbarti ulteriormente: ci sono donne che fanno anche quello!