La Pipa in Montagna: croce e delizia della fumata ad alta quota

di Pasquale Amoruso 

Vivendo in una città di mare ma diverse settimane l’anno in una località di alta montagna, mi ha sempre affascinato come l’alta quota influisca sulla dinamica della fumata. La pipa in montagna è un’esperienza affascinante, ma dal punto di vista puramente fisico e chimico le cose cambiano parecchio rispetto al livello del mare. Colpa (o merito) di due fattori principali: la minore pressione atmosferica, con la conseguente rarefazione dell’ossigeno, e la bassa umidità relativa dell’aria di montagna.

L’altezza influisce direttamente sul comportamento della brace e del tabacco e quindi varia la gestione della fumata: la combustione è più difficile e instabile, poiché l’aria contiene meno molecole di ossigeno per metro cubo. Mantenere la pipa accesa richiede più attenzione e il rischio è quello di tirare più forte o più frequentemente per non farla spegnere.
Se si cede alla tentazione di tirare con più vigore, la temperatura all’interno del fornello si impenna e questo non solo rischia di bruciare la radica, ma genera una quantità eccessiva acquerugiola.
L’aria di montagna è generalmente molto più secca. Se lasci aperta la busta del tabacco anche solo per pochi minuti ad alta quota, le foglie perderanno rapidamente la loro umidità ideale, portando a una fumata più aspra e pungente.

Poi c’è la percezione del gusto e dell’aroma. Anche la biologia del fumatore cambia quando si sale di quota, e questo si riflette direttamente sulle papille gustative e sull’olfatto retronasale. La combinazione di bassa pressione e aria secca disidrata le mucose nasali e la bocca. Studi aeronautici (pensati per il cibo in aereo, ma validissimi qui) dimostrano che in queste condizioni la percezione del dolce e del salato può calare fino al 30%.
Con questi presupposti, le miscele cambiano notevolmente: le sfumature più dolci e delicate tendono ad appiattirsi, mentre le note amare, speziate o decisamente robuste vengono accentuate. Quindi tabacchi ricchi di Latakia o Perique offrono generalmente una resa migliore in quota.

Per compensare questi cambiamenti e godersi al meglio la pipa in vetta si possono adottare alcuni piccoli accorgimenti come una carica più lasca e leggera che permette un maggior circolo dell’aria nel fornello. Tenere il tabacco ben sigillato fino all’ultimo secondo utile e carica la pipa rapidamente. Preferire miscele più decise, un buon trinciato forte a base di Kentucky o English Mixture robuste. Da ultimo, l’idratazione: accompagnare la fumata con sorsi d’acqua o con un tè. Mantenere la bocca umida riattiverà istantaneamente le tue papille gustative.

Oh, badate bene, sebbene i primi cambiamenti significativi non richiedono quote da alpinismo estremo, in n genere, la soglia critica in cui la fisica e la biologia iniziano a influenzare la fumata si attesta intorno ai 1.500 metri sopra il livello del mare. In definitiva, se si va a fare una scampagnata a 800 metri, non si noterà alcuna differenza. Superati i 1.500 metri, occorre iniziare a prestare attenzione al ritmo della fumata e, superati i 2.000 metri, accertati di avere nello zaino un tabacco di corpo e una borraccia d’acqua per contrastare l’appiattimento dei sapori.