Il Lunting: la filosofia di fumare la pipa camminando senza meta

di Pasquale Amoruso

La pipa è pressoché uno strumento da poltrona. Ci vuole calma, ritualità e non basta la sola pipa: devi tenere a portata di mano il pigino per governare la brace, l’accendino perché potrebbe spegnersi, lo scovolino per l’acquerugiola. Insomma, per andare a pescare ti serve meno roba, perché dunque uno dovrebbe mai volerla fumare lontano dalla propria poltrona? Eppure esiste un’incallita schiera di fumatori di pipa che adora fumare camminando. Costoro sono il lunters. 

Derivato da un vecchio vocabolo scozzese (lunt, che significa “fumo” o “accendere”), il lunting non è semplicemente l’atto di fumare una pipa mentre si cammina. È una vera e propria filosofia della pipa, un rito che unisce la meditazione del fumo lento al ritmo primordiale dei nostri passi. Il lunting è sì la pratica, o l’arte, di fumare la pipa, camminando, ma non camminando verso qualcosa, che so, devo andare dal commercialista, mi accendo la pipa. No, il lunting non prevede una meta, solo un viaggio, rigorosamente a piedi, e una pipa, e questa differenza è sostanziale.

Che si tratti di un sentiero di montagna boscoso, di una spiaggia solitaria all’alba o persino di un viale cittadino prima che la metropoli si svegli, il lunting rompe gli schemi delle quattro mura per abbracciare l’aria aperta. Camminare fumando trasforma l’esperienza in qualcosa di dinamico e, al tempo stesso, profondamente pacifico.

Il ritmo cardiaco e la respirazione di chi cammina sono diversi da quelli di chi legge in poltrona, pertanto lo sarà anche la sua fumata e un lunter questo persegue, l’affinamento e la degustazione della fumata mentre si passeggia, placidamente e con calma, preferibilmente in luoghi ameni, per espandere ai sensi restanti l’estetica dell’esperienza. Il ritmo della camminata deve sintonizzarsi con quello del respiro e della “boccata”. Non si corre, non si va di fretta. Il passo è costante, cadenzato. Questa sinergia crea una sorta di trance meditativa: il fumo si disperde nell’aria seguendo la scia del nostro movimento, e i pensieri si snodano liberi, passo dopo passo.

Inoltre, l’aria aperta influisce sulla combustione del tabacco. La leggera brezza marina o il vento del bosco possono accendere le sfumature di una miscela inglese o esaltare la dolcezza di un buon Virginia, regalando note aromatiche che al chiuso risulterebbero diverse, quasi compresse.

Non tutte le pipe, però, sono adatte al lunting. Fumare camminando richiede che le mani siano idealmente libere (magari per tenere un bastone da trekking o semplicemente per assecondare il movimento delle braccia). Per questo motivo, i “lunter” esperti prediligono pipe leggere, che non affatichino la mascella, perché raramente la tolgono dalla bocca, e soprattutto preferiscono pipe dritte.
Camminando, il fumatore volta spesso la testa, per ammirare il paesaggio o evitare un ostacolo, e nel farlo una pipa curva urterebbe contro la spalla. In più, se sorpreso dalla pioggia, il lunter può voltare la pipa a testa in giù, se questa è dritta, col fornello verso il basso per evitare che l’acqua spenga la brace e continuare a fumare tranquillamente, per esempio durante un’escursione nel bosco.

Certo, nessun lunter è esclusivamente tale, fuma in poltrona pure lui, eh. Ma in un’epoca dominata dall’iper-connessione e dalla gratificazione istantanea, il lunting emerge come un atto di garbata ribellione. Richiede tempo, pazienza (accendere una pipa all’aperto richiede maestria) e la volontà di essere presenti a se stessi. È un invito a rallentare, a osservare il paesaggio che cambia mentre la brace consuma lentamente il tabacco.

Praticare il lunting significa rivendicare il diritto alla lentezza. La prossima volta che caricherete la vostra pipa, quindi, non cercate una sedia: allacciate le scarpe, aprite la porta e lasciate che i vostri passi scrivano una nuova storia di fumo e libertà.

“È un affare pericoloso, Frodo, uscire di casa. Metti il piede sulla strada e, se non tieni i piedi ben piantati a terra, non sai dove potresti trovarti” (JRR Tolkien: Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello. 1954)