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La Pipa al mare: gioie e dolori della fumata sulla spiaggia

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di Pasquale Amoruso

Se fumare la pipa in montagna significa fare i conti con la rarefazione dell’aria, l’esperienza in riva al mare è dominata da due fattori completamente opposti ma ugualmente incisivi: la forte umidità relativa dell’aria e la costante presenza della brezza marina. Al livello del mare la pressione atmosferica è massima, il che favorisce teoricamente una combustione ottimale, ma l’ambiente costiero introduce variabili uniche.

La fumata con i piedi sulla sabbia mette alla prova la gestione del fornello. Intanto il tabacco si “idrata” da solo: l’aria marina è carica di micro goccioline di acqua e sale. Se si lasci la latta aperta sulla spiaggia, le foglie assorbiranno umidità e salsedine molto rapidamente e un tabacco troppo umido è difficile da accendere, si spegne continuamente e produce molta più acquerugiola.

Poi c’è l’effetto “turbina” della brezza: quel flebile venticello costante che ci dà sollievo sotto l’ombrellone agisce come un mantice naturale sul fornello della pipa. Spinge ossigeno continuo nella brace, accelerando la combustione a tua insaputa, la pipa diventa rovente, il fumo si surriscalda e un fumo troppo caldo distrugge le molecole aromatiche prima che arrivino alla bocca.

D’altro canto, c’è la percezione dei gusti. Al mare, la biologia gioca a favore del fumatore rispetto alla montagna, ma con alcune curiose variazioni: intanto l’aria salmastra e ricca di iodio stimola la salivazione e mantiene le mucose della bocca perfettamente idratate. Al contrario di quanto avviene in quota (dove i sapori si anestetizzano), al mare le tue papille sono iper ricettive.

Il sottilissimo velo di sale che si deposita su labbra e lingua funge da esaltatore di sapidità. Quando il fumo del tabacco entra in bocca, le note dolci o quelle tostate e zuccherine creano un contrasto eccezionale con la componente salina dell’ambiente, un po’ come il caramello salato. Ecco, se avete del Virginia potete non prendere il gelato.

Cosa rende meglio sulla spiaggia? Beh, i tabacchi aromatizzati o troppo leggeri tendono a diventare stucchevoli o a svanire a causa del calore della combustione ventosa. Le miscele che rendono meglio sono i Virginia puri o con Perique, che traggono beneficio dalla sapidità dell’aria, e i Kentucky italiani, trinciati forti o sigari Toscani sbriciolati, la cui nota rude e legnosa taglia magnificamente l’aria densa e umida del mare.

La pipa sotto l’ombrellone (ove possibile) è un piacere raro ma, per evitare che la spiaggia trasformi la fumata in una lotta contro il vento e l’acquerugiola, è bene adottare alcuni accorgimenti. Innanzitutto è essenziale scegliere lo shape giusto: le pipe curve accumulano più facilmente la condensa provocata dall’umidità marina. Al mare sono preferibili pipe dritte o, ancora meglio, le pipe in schiuma di mare o pannocchia, che assorbono l’umidità in eccesso come spugne. Meglio usare pipe dal fornello alto e mai caricate fino al rim.
Per proteggere la brace viva dalla brezza si può mantenere uno strato di cenere leggermente più spesso in cima alla carica o, per i più estrosi di voi, esistono in commercio piccoli paravento metallici da applicare al rim. Sapendo che l’aria di mare è umida, si può tenere il tabacco un po’ più secco del solito (ho detto un po’) prima di uscire di casa.
Da ultimo, è utile tenere a portata di mano gli scovolini da passare nel cannello per rimuovere la condensa salmastra prima che arrivi alla bocca, ma tanto quella fa schifo comunque, anche se non è salmastra.