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Il Kiseru jutsu, l’arte marziale giapponese basata sulla pipa

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di Pasquale Amoruso
Conoscete il kiseru-jutsu? Sicuramente in molti di voi sapranno cos’è, ma per quei pochi che non ne erano a conoscenza, si tratta di un’antica arte marziale giapponese che usa la pipa, in giapponese: kiseru, come arma.

Nel paese del Sol Levante esiste una lunga tradizione della pipa che risale a oltre quattro secoli fa. Il tabacco arrivò in Giappone con i commercianti portoghesi negli anni ’70 del sedicesimo secolo insieme alle pipe in metallo olandesi,  intorno al 1585, quando gli olandesi visitarono per la prima volta il Giappone. Il tabacco divenne popolare tra i ricchi mercanti e le classi feudali più elevate e, per gustare la nuova delicatezza, i giapponesi crearono delle pipe distintive chiamate kiseru.

Piccola curiosità: il termine giapponese “kiseru”, che identifica la pipa in senso lato, deriva dalla bastardizzazione dell’espressione in lingua portoghese: “Que sorver” (Si pronuncia “ke sorvèr” con le “e” piuttosto chiuse), cioè: “Da succhiare”. I missionari cristiani portoghesi hanno lasciato una forte impronta nella lingua e nella cultura giapponese, un altro esempio è la “tempura” (che i giapponesi pronunciano tèmpura), sì, proprio la frittura di verdure e pesce: era un’alternativa gustosa al consumo di carne, durante i quattro periodi dell’anno in cui il rito cattolico lo prevedeva (in latino “Quatuor tempora”, da cui “tempura”). Ma torniamo alle pipe.

La lunghezza di una kiseru va tra i 15 e i 25 cm e monta bocchino e fornello in metallo su un cannello di legno (in genere bambù), cosa che le rendeva adatte a essere usate come armi improvvisate in caso di emergenza. In più, le kiseru nacquero e si diffusero, specie tra i nobili, verso la fine del periodo Sengoku, un periodo di grande incertezza politica e soprattutto di grande violenza, in cui i vari clan del Giappone erano in lotta l’uno contro l’altro per accaparrarsi il potere dello Shogunato.
In somma, non un periodo proprio tranquillo, la possibilità di essere uccisi era una realtà concreta e trasversale a tutti i livelli della società, per questo si cominciò a sviluppare diversi sistemi di arti marziali che utilizzavano oggetti di uso comune e nati per scopi diversi e soprattutto pacifici, come flauti, ventagli, ombrelli (i famosi nunchaku sono stati sviluppati a partire da strumenti per la trebbiatura del grano) e insieme a questi, ovviamente, le pipe, oggetti diffusissimi. 
Fin dagli inizi del 1600, cominciarono a diffondersi tra gli yakuza, i banditi, giocatori d’azzardo e in generale gente che viveva ai margini della società un tipo di pipa più grande, più pesante, progettata per essere usata come arma con cui si potesse anche fumare.
Queste pipe venivano chiamate kenka kiseru (pipa da rissa), lunghe tra i 30 e i 45 cm, spesso realizzate interamente in metallo, come ghisa o ottone, di fatto divennero efficacissimi manganelli.
Nel corso degli anni, le kenka kiseru intrapresero una sorta di rapida scalata sociale, venendo adottate non più solo dai malviventi, ma anche dalla classe media e persino dai nobili.
I samurai cominciarono a utilizzare le kenka kiseru, per avere con loro un’arma in quelle occasioni in cui venivano separati dalle loro spade.
Per rendere il kenka kiseru più discreto, e per sottolineare la differenza con le caste criminali, la casta samurai sviluppò il buyokiseru: come il kenka era realizzato completamente in ghisa o ottone, ma era era più corto, tra i 15 e i 25 cm come una normale kiseru, in modo da poterla facilmente trasportare in un obi (cintura da kimono) senza destare sospetti.
Nel successivo periodo Edo, l’uso delle pipe come armi era diventato talmente diffuso che diverse scuole di arti marziali classiche incorporarono tecniche segrete e non ufficiali nei loro programmi di studio, fino a sviluppate una vera e propria arte marziale con pipa, appunto il kiseru-jutsu, uno stile di combattimento capace di deviare coltelli da lancio, parare spade lunghe e lance e avere ragione di guerrieri esperti.
Eh sì, il fumo fa male.