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Room Notes – L’ultima Pipa: la libertà del fumatore tra rispetto e tolleranza

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di Giuseppe Filieri

Cari Appassionati,
Come ogni estate che si rispetti, mi metto sotto l’ombrellone e, come ogni volta, accendo la pipa leggendo un buon libro. Tutto nella norma, direte. Sì, certamente… ma dopo qualche minuto qualcosa cambia.
“Cof! Cof!” fa la vicina; più in là, a circa due file indietro, “Cof! Cof!” fa l’anziano signore. Poco dopo, quasi fosse un coro o un flash mob coordinato, “Cof! Cof!” fa l’intero lido.

Cosa faccio? Ignoro e vado avanti a godermi la mia fumata, incurante dei finti colpi di tosse, o scendo a patti con il demonio e spengo la pipa?
Intanto cerco di scrutare con la coda dell’occhio chi siano i miei vicini e per quale motivo stanno cercando di spegnermi la pipa a colpi di tosse finta. Va da sé che in presenza di bambini o infanti smetto subito o non inizio nemmeno, ma il più delle volte, almeno nel mio caso, non so voi, quei colpi di tosse stizzosi e stizziti sono di assoluta cazzimma, pura voglia di lamentarsi, e vengono sempre dagli stessi quattro ben precisi tipi di persone con caratteristiche peculiari:

1. Abbronzatura color caramello e pelle talmente tirata da mostrare, in maniera lampante, l’assenza di qualsiasi forma di protezione dai raggi UV.
Quindi rischio di cancro della pelle sì, ma leggero odore di fumo no.

2. Fisico da sollevatore di forchette (sia chiaro, neppure io sono un adone), con tasso di colesterolo da record.
Dunque rischio di problemi cardiovascolari o esposizione al diabete sì, ma leggero odore di fumo no.

3. Fumatore di sigarette incallito, con dito giallo annesso. Il suo rischio è ben più alto del mio, ma la sua non “puzza”.

4. Il salutista integrale, con fisico scolpito e pranzo al sacco a base di pollo e insalatina. Lui/lei non ha problemi: vita controllata e rispetto per tutti. Arrivati alla vecchiaia avranno fatto “una vita da malati per poi morire sani” (E. Jannacci).

Vedendo tutto questo, cerco quasi sempre di bilanciare le cose e valutare di volta in volta quale soluzione adottare. Solitamente, nel caso di questi quattro archetipi, i “Cof! Cof!” diminuiscono e cessano da soli e io continuo a fumare tranquillamente. Riflettendoci, però, vorrei condividere con voi qualche considerazione.

La prima è la capacità di stabilire, in maniera chiara (o almeno così dovrebbe essere), qual è la libertà del singolo e qual è quella della collettività. Riuscire a fumare disturbando il meno possibile è una linea sottile; altrettanto sottile è il confine tra il piacere personale e il rispetto degli altri. Ma se al singolo spetta il rispetto il benessere della collettività in cui agisce, non spetta anche alla collettività la tolleranza delle diversità del singolo, quando queste non nuocciono a nessuno? Perché, diciamolo, un bel momento di godimento può anche arrivare da una pipata in riva al mare.

Il secondo punto su cui rifletto spesso è che ignoriamo un principio fondamentale: “Vegliate, perché non sapete né l’ora né il momento”. O, come ricorda un celebre film di Benigni e Troisi: “Ricordati che devi morire”.
Sia chiaro, non voglio indurvi né alla preghiera né alla malinconia, ma farvi capire che non ho intenzione di lasciare questo mondo con un ultimo pasto a base di insalatina scondita e un tabacco che sa di cartone bagnato. Per cui, lasciatemi fumare in pace: per voi è un fastidio, per me potrebbe essere un potenziale ultimo momento.

“Il saggio è colui che, quando ha sete, beve, sente l’acqua fresca che gli scende per la gola e pensa: ‘Oh, quanto è bello bere!’. Il saggio è colui che, quando ha fame, mangia e, mentre mangia, pensa: ‘Oh, quanto è bello mangiare!’” (L. De Crescenzo)