Storia di un Pipatore con la pipa spenta
di Enzo Lovino
Caro lettore, può sembrare un sacrilegio definirsi pipatore, amante della pipa, ma lontano dal fumo. Non arrivare rapidamente a una conclusione e ti spiegherò tutto.
Ho 42 anni e, prima del Covid, il fumo per me rappresentava solo il piacere e l’occasione. Non ho mai fumato sigarette, ho iniziato con il sigaro per poi, intorno ai 30 anni, approdare alla pipa .
Con l’arrivo dell’epidemia, qualcosa è cambiato: lasciamo stare le cause, ma il Toscano con la sua carica di nicotina è diventato prima vizio, poi rifugio, in fine necessità. Da piacere occasionale, il sigaro è diventato per me un bisogno psicologico e poi, pensando di migliorare la situazione, ho barattato l’olezzo in auto e sui vestiti con lo svapo. Qui già ti sento rabbrividire e pensare: “Cosa ci fai con quella roba?”.
Ebbene quella trappola elettronica socialmente tollerata mi permetteva di fumare ovunque e per qualsiasi unità di tempo: dall’ufficio, all’auto, a casa, ogni momento andava bene. Tuttavia, se da un lato mi dava una libertà che la pipa e il sigaro non mi concedevano, dall’altro, lentamente, mi toglieva salute. L’uso prolungato dello svapo ha indebolito e reso più lunga e difficile la guarigione da un malanno alle vie respiratorie.
Così, il 7 agosto del ’25 mi sono detto che poteva anche bastare. Basta con quei fumi dal sapore di frutta chimica, basta con la dipendenza. Un periodo di astensione totale per staccare e poi un giorno, magari, tornare a vivere il fumo come un piacere, tornare alla mia pipa, ma quando ancora non so.
Caro lettore, ora ti chiedo: è possibile considerarsi un pipatore senza fumare? Io oggi mi ritrovo tranquillamente ad aprire i Bormioli per sentire gli aromi dei tabacchi al loro interno, mi ritrovo a rilassarmi tendo in mano la Maigret che il mio Club ha fatto realizzare per il Natale del 2022. Io alla cena con gli amici del Club non rinuncio, ai nostri sfottò, alle nostre passioni condivise, non rinuncio alla pipa del Club di quest’anno, alla trasferta a Cagli dell’anno prossimo con gli amici del Club.
Quindi sì, anche questo mese sono stato alla cena del Club, tutto come sempre tranne, per il momento, la fiamma che accende il tabacco. È un’esperienza diversa? Decisamente. Meno appagante? Direi proprio di no. Meno appagante sarebbe stato non ritrovarsi con gli amici del Club.
Ti dirò di più: nei momenti in cui non ero impegnato nella fumata, ho iniziato ad apprezzare aspetti che prima mi erano sfuggiti o che non avevo mai osservato con tanta attenzione. La fiammatura delle radiche, per esempio oppure il confronto tra le pipe di uno stesso pipemaker a distanza di quasi dieci anni: che evoluzione, quanta esperienza maturata!
Mi sono ritrovato persino a fare voli pindarici, osservando gli amici del Club e cercando nei loro gesti, nei loro ritmi, un riflesso della loro personalità.
Ho immaginato il lungo viaggio di un ciocco di radica: dal bosco alla lavorazione, fino alle vetrine – reali o digitali – dove diventa Pipa.
Caro lettore, non è che non ci avessi mai pensato, ma non avevo mai dato così tanto valore a ciò che sta oltre l’atto della fumata. Penso che questo periodo, qualunque ne sia la durata, mi renderà un pipatore più attento, più consapevole, forse persino migliore.
Bada bene, questa è solo una storia, la mia storia, la mia esperienza personale, ma se ti ritrovi in queste parole, caro lettore, sappi che anche questa è la bellezza della Pipa: anche quando tace senza fiamma, la nostra Pipa continua a raccontarci.

