Arnoldo Foà, ritratto di un attore con la Pipa
di Pasquale Amoruso
Parlando di nomi illustri che hanno attraversato la storia della Pipa e del Pipa Club Italia, non si può non parlare di Arnoldo Foà. Ferrarese, classe 1916, attore prolifico e versatile, voce calda e imponente, carattere burbero ma estremamente generoso, Foà è stato uno dei più importanti attori del ‘900, la biografia è degna di un film di Hollywood.
Ateo ma figlio di una famiglia ebraica, cambiò nome in Puccio Gamma nel ’38, per nascondere le sue origini, dal momento che non riusciva a lavorare col suo vero nome. in “Autobiografia di un artista burbero”, scriverà: «Ero giovane e non potevo lavorare, non avevo soldi, non potevo usare il mio nome, ma dentro avevo tanta forza, tanta rabbia… e amore, amore per la vita, per l’uomo che avrei potuto diventare, se l’orrore fosse finito un giorno…».
Uomo di un sarcasmo fine e di un’estrema sincerità. In un’intervista pubblicata su La Stampa nel 2007, quando Giancarlo Dotto gli chiese in cosa trovasse piacere all’epoca, che aveva novant’anni, rispose: «Con mia moglie. Sono lussuriosamente innamorato di lei. E poi provo piacere quando mi faccio intervistare da persone intelligenti… Non è il caso suo […] Ah, sì, c’è una cosa che mi dà la felicità. Quando piscio. Pisciare alla mia età diventa una conquista».
Sul tabacco, invece, aveva gusti più definiti, anche se oggi non li definiremmo proprio da gourmet. «Mentre giravo un film in Colombia ho scoperto il Captain Black e, da allora, fumo solo quello. Anche se negli Usa ce ne sono cinque tipi, in Italia ce n’è uno solo che miscelo con un po’ di Clan”. E che gli vuoi dire?
“Tra l’altro io le sigarette non le avevo mai neanche aspirate! – raccontava Foà – e dopo la bella notizia, non mi è passato neanche per la mente di tornare a fumarle. Ma la pipa no! Ormai la pipa mi aveva conquistato e da allora non la lascio più”.
La Pipa di Arnoldo si incrocia con la storia del Pipa Club Italia. Foà è stato il secondo Presidente Onorario del Pipa Club Itala, dal ’90 fino alla sua morte, avvenuta nel 2014. Riteneva che, morto Pertini, forse i “pipatori” lo vedessero come una delle ultime icone della Pipa.
Bah, icona sicuramente, ma non perché avesse belle pipe o perché fumasse solo tabacco di qualità, non era il suo caso, per citarlo. Icona perché viveva della sua passione, perché distruggeva le pipe, tanto le fumava e perché riteneva che: “La vita può essere un gioco o un dramma. Una pipa in bocca aiuta a giocare un po’ con quel pizzico di cultura che permette un godimento totale della propria esistenza su questa terra”.

