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Photo Credit: Graziano Mortella @gmphoto1987

Cronache da un matrimonio, le nozze di Genny e Nico

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di Pasquale Amoruso

Vi avverto, questo è un articolo che non parla di Pipa, ma in qualche modo, anche sì.
Ebbene, se mi avessero detto un anno fa che un giorno avrei visto questo avvenimento, non ci averi creduto: la presidente del Pipa Club Italia, Genny Magrin, e Nico Zampieri, Responsabile delle Manifestazioni PCIt, si sono sposati.

C’è un attimo, in ogni matrimonio, in cui succede qualcosa di inspiegabile: l’aria si ferma, il tempo rallenta, e persino quello zio che non voleva venire si ritrova con gli occhi lucidi a fissare il pavimento come se lì ci trovasse il senso della vita. Ecco, quel momento, al matrimonio di Genny e Nico, è durato diverse ore… Più o meno quanto i discorsi degli sposi.

Partiamo dall’inizio della storia, che è sempre la cosa più onesta da fare. Genny e Nico non si sono incontrati in circostanze cinematografiche. Nessun aeroporto, nessuna libreria sotto la pioggia, nessun colpo di fulmine da manuale. Si sono incontrati nel modo banale in cui si incontrano le persone. “Ci siamo conosciuti una sera, io ci ho provato e mi sono accorto che era ubriaca”, dice Nico. Genny non conferma, più che altro perché non lo ricorda. La persona giusta al momento leggermente sbagliato, con i capelli non perfetti e qualcosa di imbarazzante appena successo? Forse. E nonostante tutto, o forse proprio per questo, è scattato qualcosa di irreversibile, il tipo di cosa che non si spiega, e io dico: meno male.

Genny, Nico, siete la coppia peggio assortita che io abbia mai visto. Genny, una cocciuta testardona con un discutibile senso di fiducia nel prossimo e una patologica incapacità nel dire di no a chicchessia. Nico, altra testa dura da competizione, con un’altissima capacità di perdere le staffe, principalmente a causa di Genny.
Lei, il tipo di persona che pianifica tutto con settimane di anticipo e poi il giorno stesso improvvisa con una grazia disarmante, lasciando tutti convinti che fosse tutto previsto. Lui sempre cinque minuti in anticipo, che il più delle volte passa a tirare giù improperi per i ritardi di lei o perché: “Non è così che era stata pensata la cosa”.
Vi ho visti fare delle litigate epocali per delle emerite minchiate e rimbrottarvi a vicenda al punto da domandarmi: ma questi due, non dico si amano, ma almeno si sopportano?

Eppure, vedere come vi supportate, come vi spalleggiate a vicenda, come siete protettivi, l’uno con l’altra, è una dimostrazione inoppugnabile di cosa sia l’amore, quello vero, quello pratico, quello che non è fatto di parole sdolcinate e frasette da cioccolatino, ma di atti concreti.
Se fate attenzione, potete vedere Genny allertare i sensi quando percepisce che Nico è oggetto anche solo di una battutina che potrebbe, come no, turbarne l’umore. E non occorre nemmeno prestare molta attenzione per sentire Nico esaltare le qualità di Genny (raramente davanti a lei, va detto) e giustificare con logica ferrea i suoi comportamenti, quegli stessi comportamenti per cui, due minuti prima, hanno litigato.
Perché l’amore non è dirlo agli altri, ma dimostrarselo a vicenda e voi due vi amate. Forse non sempre vi sopportate, ma vi amate.

Sì, poi c’è stata le cerimonia, esattamente come doveva essere: pochi invitati, qualche momento solenne e qualche aneddoto divertente. Non si tradisce la privacy dei diretti interessati, ma basti dire che, contrariamente a quanto davano i bookmaker, si è commossa prima lei.
Nei discorsi di entrambi c’era tutta la loro storia (ma proprio tutta): i giorni difficili, le risate stupide, le discussioni superate, le mattine tranquille, i progetti condivisi, la fiducia costruita giorno per giorno come si costruisce una casa, mattone dopo mattone, senza fretta e senza paura.
L’amore vero non è quello che sbarca il lunario nei momenti belli. È quello che tiene quando fuori piove, quando si è stanchi, quando ci si dimentica di essere romantici. Quello di Genny e Nico è esattamente così.

Il ricevimento ha provveduto a riequilibrare la bilancia emotiva nella direzione opposta. Balli improbabili e discorsi degli amici che oscillavano tra il commovente e l’autoincriminante. Genny ha ballato come si balla quando non si ha nulla da dimostrare, che è il modo più bello di ballare. Nico ha riso con quella risata che chi lo conosce sa riconoscere a chilometri di distanza: piena, senza riserve, completamente sua.
Alla fine di tutto, quando le luci si abbassano, la musica si fa più lenta e la gente comincia ad abbracciarsi in modi che mescolano stanchezza e affetto, Genny e Nico erano ancora lì, al centro di tutto, come all’inizio. Un po’ stanchi, un po’ increduli, completamente felici.

Vi avevo avvertiti, questo non è un articolo che parla di Pipa ma di una famiglia della Pipa. E non è un articolo che fa informazione ma, non per questo, non meritava di essere scritto e condiviso.
Auguri, ragazzi. Se tutta la vita sarà bella e piena di emozioni almeno un quarto di come lo è stato quel giorno, vivrete una vita piena e straordinaria.

P.S.
L’Amore è un dono bellissimo, ma se fai la busta coi soldi non sbagli mai.

 

In copertina, Photo Credit: Graziano Mortella @gmphoto1987