Riumidificare il tabacco, falsi miti e luoghi comuni errati: che fare e cosa evitare
di Pasquale Amoruso
Riumidificare il tabacco secco è un’operazione necessaria. Non è chirurgia al cervello, è un’operazione semplice, sappiamo tutti come si fa: si prende un contenitore a chiusura ermetica, si fissa una spugna sotto il tappo (o un coccio di terracotta), imbevuta con poche gocce di acqua distillata e si lascia riposare. È così semplice che è facile sbagliare: spesso piccoli compromessi nella scelta dei materiali, pigrizia o consiglierrati rischiano di mandare in fumo il tabacco e no, non nel senso buono e giusto.
Partiamo dai materiali.
Meglio usare il boccaccio, di vetro, materiale inerte che non si degrada. Meglio quelli con tappo a cerniera, i vasi in vetro per conserve tipo Bormioli sono perfetti, altrimenti bene anche quelli con tappo a vite, purché il tappo abbia un’avvitatura lunga e la guarnizione, per una maggior tenuta.
Da evitare i barattoli usati, quelli dei capperi, delle acciughe o dei carciofini sott’olio: intanto, anche se lavati al meglio che possiate voi o la vostra lavastoviglie, conservano l’odore del cibo che contenevano e poi il tabacco sa di carciofino, inoltre i coperchi non hanno una vite adatta a garantire la tenuta necessaria e il contatto prolungato col cibo che conteneva, spesso degrada il rivestimento interno, esponendo poi il tabacco a contaminazioni.
Una raccomandazione, assicuratevi che il boccaccio sia ben lavato e soprattutto ben asciutto, prima di mettervi il tabacco, non avete idea di quanto sporco possa accumularsi sotto la guarnizione in gomma.
Un elemento umidificatore.
Meglio usare una spugnetta idrofila nuova, preferibilmente naturale, un pezzo di coccio di terracotta o le pratiche bustine gel a umidità controllata (tipo Boveda al 62% o 65%).
Da evitare i “rimedi della nonna” come inserire nel tabacco bucce di mela, di patata o di agrumi. Sebbene rilascino umidità, introducono zuccheri e spore che nel 90% dei casi fanno marcire o ammuffire il tabacco nel giro di pochi giorni.
Una Raccomandazione: l’elemento umidificante non deve mai toccare direttamente il tabacco. Le spugne rotonde si possono incastrare facilmente sotto l’incavo del tappo, ma se non fosse possibile o se usate il coccio, riponetelo in un pirottino di plastica o silicone o su un pezzo di foglio di alluminio, adagiato sul tabacco.
La cosa più importante di tutti: l’acqua, e qui potremmo parlarne per giorni.
Meglio usare acqua pura, cioè acqua distillata, senza sali minerali o microorganismi, fondamentale per evitare muffe e alterazioni di sapore. L’acqua distillata è l’umidificante più sicuro e il più neutro, ma non l’unico ammesso. I più arditi di voi possono sperimentare qualche goccia di Rum invecchiato, Whisky o Cognac sulla spugnetta. I distillati secchi (mi raccomando, distillati secchi, non il nocino fatto dalla zia) non umidificano meglio, ma cedono una delicata e piacevole sfumatura aromatica alla miscela.
Da evitare l’acqua demineralizzata, che spesso viene confusa con l’acqua distillata ma è un errore, non sono la stessa cosa: l’acqua distillata subisce un processo chimico di ebollizione e successiva condensa, che elimina sali minerali, batteri e organismi microbiologici, mentre l’acqua demineralizzata viene filtrata meccanicamente attraverso resine a scambio ionico o tramite osmosi inversa (poi vi spiego), per liminare calcare e sali minerali, ma non batteri o altre cariche organiche, in definitiva non è sterile. Per lo stesso motivo, non usate le acque in bottiglia da bere o l’acqua del rubinetto, ricca di cloro, sali e microrganismi.
E l’acqua del condizionatore? Sì, teoricamente l’acqua di condensa del condizionatore è acqua distillata, perché condensata direttamente dall’ambiente. In teoria è acqua sterile, ma il punto è che non sono sterili i filtri del vostro condizionatore, o il tubo di scarico dell’acqua o la cassetta di raccolta, insomma, non fate i pidocchiosi, quell’acqua mettetela alle piante e compratevi la distillata.
Una raccomandazione, non spruzzate mai acqua direttamente sul tabacco. Il metodo più sicuro ed efficace è l’umidificazione indiretta. Se avete fretta, potete stendere il tabacco su un piatto, aprire la doccia al massimo della temperatura e lasciare il piatto in bagno per 15-20 minuti, l’umidità dell’aria farà il resto. Decisamente poco ecologico, ma efficace. Mentre un metodo naturale, efficace e ecosostenibile è lasciare aperto il barattolo del tabacco vicino a una finestra aperta, subito dopo un temporale: la forte umidità sospesa nell’aria dovuta al temporale reidrata meravigliosamente il tabacco. Insomma, il punto è che il tabacco deve potersi reidratare lentamente e gradualmente, una riumidificazione rapida lo uccide, vichinghi!
In definitiva, La regola d’oro resta una sola: il tabacco da pipa è come un buon vino, va trattato con rispetto e stoccato alla giusta umidità, circa il 12-14% in peso, per regalare una fumata fresca, lenta e appagante.
Meglio usare pazienza. Come detto, il processo deve essere lento. Un tabacco reidratato troppo velocemente rischia di diventare una spugna infumabile. Controllate la consistenza con le dita: se pizzicando una presa di tabacco questo si sbriciola, è ancora secco; se torna in posizione lentamente senza spezzarsi, è pronto, se resta appallottolato o pressato, siete andati oltre. Chiudete il vaso. Lasciate agire per circa 12-24 ore. Periodicamente, mescolate il tabacco per distribuire l’umidità in modo uniforme.
Da evitare una riumidificazione inutile: un tabacco appena acquistato è tendenzialmente al giusto grado di umidità, è giusto travasarlo in boccaccio per conservarlo al meglio ma non occorre alcun tipo di umidificazione ulteriore in quel caso. poi, ovviamente, valutate da caso a caso.
Una raccomandazione importante: i tabacchi non reagiscono tutti allo stesso modo al grado di umidità. I Virginia, ricchi di zuccheri naturali, tollerano meglio i processi di reidratazione e possono persino migliorare, mentre i Latakia o le miscele orientali tendono a perdere parte della loro spinta affumicata se si seccano e vengono reidratati troppo spesso. Ma questo è argomento per un altro articolo.

