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Il mondo perde Franco Coppo: un Padre delle pipe innamorato delle sue figlie

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di Genny Magrin

Nelle passioni ci sono sempre delle “Mecca” da raggiungere, da vedere e da vivere da vicino. Pipa Castello può considerarsi una di queste: un brand di cui non serve nemmeno fornire molte descrizioni, anche perché spesso potrebbero non rendere giustizia alla sua vera essenza o rischiare di essere manchevoli di qualche dettaglio prezioso.

Io, la mia opportunità di visitare questa “Mecca” l’ho avuta nel 2023. Decido di intraprendere un viaggio alla scoperta dei marchi storici presenti a nord-est in Italia, contatto il signor Coppo, con non poco timore dato che era frequente che fosse talmente tanto preso di cose da fare da essere un pochino spigoloso ma, con mia incredibile sorpresa, acconsente a ricevermi in bottega.

Arrivo a Cantù e da subito rimango sorpresa nel vedere che esternamente la bottega sembra un edificio silenzioso, nobile già da fuori, anche se non sfarzoso: un cancello in ferro battuto e sul fianco dell’edificio una targa marrone scritta in corsivo “Pipe Castello – Carlo Scotti”.

In qualche maniera, già esternamente, ne sono affascinata. Ad aprirmi la porta ecco il signor Franco in persona: non so dirvi con quanta emozione gli ho stretto la mano! Io che la pipa la fumo già da un bel po’ e soprattutto io che di Castello non ne ho nemmeno una.

Rimango da subito estasiata: sembra davvero di fare un salto indietro nel tempo. Le pareti dell’androne sono piene di poster storici, ricordi di manifestazioni, pubblicità vintage di un’azienda con i suoi settant’anni di storia portati così nobilmente con eleganza.

Il signor Coppo velocemente mi fa passare per la bottega dove rimango colpita dalla luce che entra dalle finestre immense e dallo stile cosi “industriale” e dove tutto sembra tanto sospeso nel tempo: operai e operaie che lavorano con una dedizione palpabile, qualcuno con il camice grigio, qualcun altro no e da li capisco che ci deve essere una certa elasticità da parte dell’azienda verso i dipendenti, per la gran parte giovani.

Entriamo nei locali di stagionatura: Franco mi spiega il suo segreto per stoccare e conservare la radica che viene settimanalmente scelta da lui stesso e mandata in produzione (mi ha spiegato quelli che secondo lui sono i parametri corretti per stagionare la radica, ma mi ha anche fatto promettere di non rivelarli a nessuno).

Torniamo nella bottega e io mi perdo ascoltando i suoi racconti mentre ripercorre, con estrema semplicità, il suo cammino e racconta quanto sia stato difficile prendere in mano un’eredità familiare, diciamo acquisita, condirla e soprattutto svilupparla, il tutto con eleganza e onore, mettendoci impegno e passione.

Con le sue parole che ancora mi danzano nelle orecchie, inizio a passeggiare tra i banchi della bottega: un’altra cosa che mi colpisce è la presenza di vecchi mobili colorati di diversi gradi di marrone, dove al posto del pomello dei cassetti ci sono delle pipe.

Laddove ti aspetteresti disordine e polvere, come in un qualsiasi laboratorio artigiano, regnano invece pulizia e ordine. Ci sono piante nella bottega, altro elemento che mi lascia piacevolmente sorpresa, ma più di tutto si respira un clima di piacevolezza nonostante siamo in un luogo di lavoro.

Noto una piccola pipa rustica naturale che è ancora tra le mani dell’operaio che la sta lavorando: è senza bocchino ma già così, di per sé, mi travolge e me ne innamoro all’istante.

Mi rivolgo al signor Coppo: “Questa pipa deve essere mia“. Sorride. Non nego che quasi ho dovuto convincerlo, ma acconsente e mi dice: “La marchiamo insieme e quando sarà finita come dico io, solo allora, potrai averla”.

Ci spostiamo in una stanza ampia con un tavolo gigante nel mezzo e vetrine piene di pipe e di ricordi, coppe, quadri, raffigurazioni di pipe e dipinti e testimonianze di Pipa Castello: un piccolo museo.

Non ci capisco davvero più niente: troppi stimoli. Una piccola porta conduce in quella che è la sua stanza dei preziosi, si intravede il lampadario beige con le nappine che illumina il tavolo, a centro stanza, coperto da un panno verde, su cui poggiano cofanetti e scatole dalle quali spuntano, tutte ordinate e lucidissime, le pipe nuove, appena uscite dalla produzione.

È qui che Franco riceve i suoi dealer e assicuro che nonostante le dimensioni contenute, quello è il caveau, come lui stesso lo definisce, dell’azienda ed è meglio che non ci penso più di tanto, perché ho lasciato il cuore su almeno dieci pipe diverse.

Ci sediamo, davanti a un tè, lui a parlarmi di quello che è stato il suo percorso professionale e io a cercare di fargli capire che cosa stiamo cercando di fare a livello nazionale come Federazione. Su una cosa concordiamo fin da subito: il valore aggiunto sulla Pipa al di là dell’ambito in cui essa viene trattata, che sia di pura passione divulgativa come la nostra o di dimensione commerciale come la sua, ha bisogno e necessita di persone realmente innamorate.

La sensazione più pregante che provo nello stare vicino a Franco Coppo è quella di un profondo rispetto, che ti riserva ma soprattutto che incute. Mi colpisce anche il suo grado di selettività, quando dice che la Pipa non è per tutti, men che meno le sue Castello.

Mi racconta di come molto spesso si raccomanda con i suoi dealer di non vendere le sue Pipe a tutti incondizionatamente: premurandosi con loro affinché cerchino di capire se la persona che vuole acquistare è realmente innamorata dell’oggetto che sta per acquistare.

Penso che la sua grandezza, come uomo in primis, fosse proprio questa: dare valore a una passione sconfessando quella tendenza a trattare tutte le cose come se fossero numeri.

Nella sua persona, per quel poco che sono riuscita a interagire con lui, ho scorto un fascino, un’intelligenza e un’accuratezza davvero d’altri tempi. Quell’incontro mi ha lasciato con una sensazione di profonda ammirazione e ho conservato un po’ di timore reverenziale, consapevole che un’istituzione vera mi aveva dedicato del tempo. Le conversazioni fatte insieme mi hanno arricchita a livello umano, prima che culturale.

Oggi un grande se n’è andato a piccoli passi, senza fare rumore, ma in realtà poi di rumore ne ha fatto parecchio.

Credo che il miglior modo per onorarlo sia quello di amare semplicemente, incondizionatamente, senza giudizi e senza pretese la Pipa e il suo mondo, augurando un giusto proseguo generazionale e sostenendo Pipa Castello.

In memoria di Franco Coppo: un autentico Signore della Pipa.