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Pillole per neofiti – Maestra Radica e Nonna Pannocchia

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di Ignazio Stragapede

Benedetta sia ora e sempre la pipa di pannocchia. Economica, pratica, leggera, non scalda, non fa acquerugiola e dà pure di pop corn. Ma perché mai un neofita dovrebbe comprare una pipa in radica se esiste la pannocchia?! Spesso un neofita è un giovane squattrinato, oppure qualcuno che, giustamente, non vuole spendere una barca di soldi per una curiosità, una esperienza che non sa se lo appassionerà o sarà capace di portarla avanti. Prima di spendere cento, centocinquanta euro per una pipa di radica pensa: “Ma qui c’è una pipa di pannocchia, 15 euro (o giù di lì) e ho la mia prima pipa. Che ci sarà di diverso? Provo con questa e se mi piace, passo alla radica”.

Ecco, no.

La pannocchia è una pipa validissima, sfiziosa e particolare, ma ecco, appunto, particolare e quando si apprende un’arte o una disciplina non si comincia mai dal caso particolare. Soprattutto, la pannocchia non è una buona maestra, perché pensa più a coccolarti che a dirti che stai sbagliando. Piuttosto, è un po’ come la nonna che ti aiuta a fare i compiti a casa e fa l’esercizio al posto tuo: “Così ti togli il pensiero”. Sì, sul quaderno l’esercizio è fatto, ma tu non sai come e non hai imparato nulla.

In effetti, la pannocchia è una pipa un po’ “nonna”: è calda, dolce, rustica, esiste per coccolarti, ma spetta a mamma radica educarti. Sì, perché per la sua struttura e per il materiale di cui è composta, la pannocchia tende a nascondere gli errori del fumatore neofita. Per la sua elevata porosità, il tutolo di mais agisce come una spugna. Un principiante, inevitabilmente, fumerà troppo velocemente e in modo troppo caldo, generando molta umidità. Una pipa in radica, in questo caso, ti avverte in modo chiaro che stai fumando male, cominciando a gorgogliare e scaldandosi. La pannocchia, invece, assorbe gran parte di questo eccesso e maschera l’errore ed essendo molto porosa, dissipa il calore più velocemente. Il neofita non riceve il feedback essenziale per capire che deve rallentare il ritmo e, senza accorgersene, consolida una tecnica di fumata scorretta.

Sempre in virtù del suo materiale, la pannocchia restituisce una fumata dal sapore meno pieno, meno complesso e soprattutto molto ibridato dal gusto del mais. Imparare la tecnica della pipa in queste condizioni può ingannare il principiante, portandolo a pensare che la sfida o il piacere nel fumare la pipa siano scarsi, quando in realtà il problema è il supporto poco idoneo.

La differenza sta tutta in un singolo componente, che nella radica è presente in misura maggiore e in pannocchia quasi del tutto assente: l’acido silicico. Questa particolare sostanze è un consolidante del legno: più la pianta ne assorbe e più il legno si indurisce. L’erica arborea ne assorbe enormi quantità dal terreno, sviluppando un legno dalle proprietà ignifughe che lo rendono tanto poroso quanto resistente al fuoco. Questa impregnazione rende la radica durissima, inalterabile, leggera e con elevatissima resistenza termica. Se la radica non assorbisse tanto acido silicico, noi oggi probabilmente fumeremmo prevalentemente pipe di quercia. Durante la fumata, l’acido silicico permette di dissipare il calore uniformemente, evitando surriscaldamenti e garantendo una fumata fresca e neutra senza alterare gli aromi del tabacco.​ 

Questa caratteristica evolutiva della radica, di cui le pipe beneficiano, esalta la longevità della pipa, migliorandola con una patina protettiva nel tempo.​
Ora, anche il mais assorbe l’acido silicico dal terreno e, come per l’erica, anche la pianta di mais lo convoglia prevalentemente nel fusto, per rinforzarne la struttura, e nelle foglie che devono proteggere la pannocchia. Paradossalmente, proprio nel tutolo, che è la parte che noi utilizziamo per farne pipe, la pianta ne manda meno. Fine dello spiegone.

Ecco perché, rimanendo in una terminologia scolastica, si studia con la radica e poi si ripassa con la pannocchia.