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La pipa di Ginko

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di Diego Costantini

Uno degli archetipi letterari più amati nella letteratura è quello dell’investigatore con la pipa. C’è Sherlock Holmes, c’è il commissario Maigret e poi c’è l’ispettore Ginko, dai fumetti di Diabolik.
Ginko nasce contemporaneamente a Diabolik, sulle pagine del leggendario primo episodio “Il Re del Terrore”, pubblicato nel novembre del 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani. Fin dal principio si presenta come l’immagine speculare del suo avversario: il rovescio della medaglia, il bene contrapposto al male. Destinato a essere sconfitto, certo, ma mai davvero “perdente”.

Ginko è un uomo di circa quarant’anni, di aspetto elegante, con un carattere furbo e tenace e un senso del dovere che diventa quasi ossessivo. È l’unico personaggio che nella serie può tenere testa a Diabolik. La loro sfida è, in fondo, una questione di regole: Diabolik può fare tutto, Ginko no. Il Re del Terrore vince perché, a differenza di Ginko, non ha leggi e regolamenti che lo limitino.

La pipa dell’ispettore Ginko non è un accessorio narrativo scelto a caso: ha una radice biografica precisa e profondamente affettuosa. Tanto la cravatta a strisce rosse e nere quanto la pipa immancabile sono attributi di – e tributi a – Gino Sansoni, editore del fumetto e marito di Angela Giussani, tifoso milanista e appassionato fumatore di pipa. Lo stesso nome, Ginko, deriva da quello di Gino Sansoni, con l’aggiunta della lettera K che caratterizza anche i nomi degli altri protagonisti: Eva Kant, Diabolik. Le sorelle Giussani, nel costruire il loro ispettore, gli hanno attribuito le caratteristiche dell’uomo che condivideva la loro vita professionale e sentimentale, consegnando alla storia del fumetto italiano un personaggio che porta in sé qualcosa di vivo e autobiografico.

Non è casuale nemmeno l’eco letteraria che la pipa evoca: Ginko fumatore di pipa richiama inevitabilmente il detective Sherlock Holmes di Conan Doyle, e in effetti nelle sue prime apparizioni grafiche il personaggio era inizialmente simile nel fisico proprio a Holmes, prima di essere ridisegnato con una corporatura più simile a quella di Diabolik. La pipa dunque era lì fin dall’inizio come marcatore di un’identità investigativa classica, quella del detective razionale che riflette e osserva prima di agire.

Nella serie a fumetti, la pipa di Ginko è un elemento grafico costante ma trattato con deliberata sobrietà. In pieno accordo con gli altri elementi in Diabolik, a questo oggetto specifico non viene dedicata una cura particolare: capiamo semplicemente che si tratta di una pipa diritta. I disegnatori che si sono succeduti sulla serie, da Enzo Facciolo a Corelli, Zaniboni e molti altri, hanno mantenuto questa scelta coerente nel tempo. La pipa dritta di Ginko è  impugnata più spesso della sua pistola.

La forma della pipa richiama la personalità dell’ispettore: diritta, mai una curva, sempre dritta, senza fronzoli o barocchismi, a volte è una billiard, altre una dublin. Basta. È una pipa che non urla, non si impone: accompagna. Sta in mano o tra le labbra di Ginko nei momenti di riflessione, durante i sopralluoghi, nelle pause tra un’azione e l’altra. È il contrappunto visivo alla frenesia di Diabolik.

Una lettura simbolica è possibile: se Diabolik è tutto movimento, travestimenti e tecnologia, Ginko è staticità pensante. La pipa, anonima e tradizionale, è la traduzione visiva di questa differenza di natura, quasi a voler sottolineare una certa “normalità” di Ginko attraverso una pipa tutto sommato anonima, un oggetto ordinario per un uomo straordinario che sceglie di combattere con mezzi ordinari.

Il valore della pipa di Ginko è stato rispettato anche nella trasposizione cinematografica dei Manetti Bros. Al cinema, l’ispettore ha il volto di Valerio Mastandrea e nella trilogia, la pipa passa da oggetto di scena a vera e propria “pipa feticcio”.

Sornione, compassato, tuttavia assolutamente determinato a catturare il Re del Terrore, il personaggio interpretato da Mastandrea è mostrato con la pipa in bocca o con la pistola in mano come il braccio irriducibile della legge. La pipa e la pistola, due oggetti distanti per natura, diventano equivalenti come strumenti della sua determinazione.

Dal punto di vista visivo, la pipa che Mastandrea usa nei film è una Savinelli 128 University Basic, opportunamente scenografata per apparire quanto più semplice e “anonima” possibile e quanto più possibile simile alla pipa del fumetto. La pipa dritta accentua la postura riflessiva e la condotta retta del personaggio.

In ultima analisi, la pipa dell’ispettore Ginko è molto più di un accessorio: è un ritratto affettuoso di un uomo reale, trasformato in mito da carta e inchiostro, un rimando alla grande tradizione del detective riflessivo, da Holmes a Maigret, un segno di classe borghese e di pazienza metodica.
Diritta, sobria, quasi dimessa, è la pipa di un uomo che non ha bisogno di esibirsi. È un oggetto-simbolo che basta mostrare, anche quando non accesa, per comunicare tutto ciò che Ginko è: elegante, retto, ostinato, irriducibile, inarrestabile, anche se non arresta mai Diabolik.

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