Pipa, Amore e Fantasia – Le pagelle della 26ª Festa della Pipa di Cagli
di Pasquale Amoruso
Anche quest’anno è fatta. Si è appena conclusa la 26ª Festa della Pipa di Cagli e, per dirla come Leibniz, non poteva andare meglio (lascio a voi approfondire il pensiero del vecchio Gottfried). Abbiamo rischiato parecchio, quest’anno, col meteo che non ci ha accompagnato, abbiamo dovuto lavorare di amore e fantasia per ovviare ai diversi problemi sorti prima in preparazione e poi durante le tre giornate, ma credo sia venuta fuori una manifestazione bella come non ci saremmo mai aspettati. Dunque, senza ulteriori indugi, le pagelle della 26ª Festa della Pipa di Cagli.
La Location – Palazzo Mochi Zamperoli. Voto: 9
Il cosiddetto “Piano B” anti pioggia ci ha regalato un ritorno al passato: quest’anno l’intero evento è tornato a Palazzo Mochi Zamperoli, storica sede della Festa della Pipa, che ha ospitato tante edizioni in passato e vi confesso che per me, che ho visto le mie prime feste lì, tornare al Mochi Zamperoli è stato un piccolo tuffo al cuore. Inizialmente eravamo un po’ dubbiosi sulla possibilità di allestire tanto la mostra quanto gli eventi in questa sede, badate bene, i suoi limiti ce li ha: è un po’ buia, spezza l’esposizione in ambienti e temevamo limitasse l’accesso ai soli interessati al mondo della Pipa, contrariamente a ciò che permette l’allestimento in piazza, immediatamente fruibile anche a curiosi o semplici passanti. Come spesso accade, però, i nostri timori sono svaniti in nuvolette di fumo: alcuni espositori si sono attrezzati con luci personali da tavolo, per meglio illuminare il proprio banco, e quanto ai curiosi e ai passanti, non si sono lasciati scoraggiare dalle scale antiche: ce n’erano tanti: una signora di Urbino, incuriosita dai banner a piano strada, è salita a guardare la mostra e ci ha chiesto: “Perché Cagli?”, quale fosse il collegamento tra Cagli, la provincia di Pesaro e Urbino e il mondo della Pipa. “Venga, signora, le parlerò della Scuola Pesarese”.
Alla fine, avere esposizione ed eventi tutti nello stesso palazzo si è rivelato un valore aggiunto.
Top: il sempre mirabile Responsabile delle Manifestazioni del PCIt, Nico Zampieri, che ogni anno esordisce con: “Io ve lo dico: quest’anno non faccio un caCENSURA” e poi lavora come un mulo, dirigendo il tutto con piglio decisionista e stupefacente capacità di problem solving.
Flop: non pervenuto
Gli espositori. Voto: 80+
Più di 80 metri lineari di esposizione (senza calcolare vetrinette ed esposizione verticale di alcuni) per 32 espositori tra artigiani, aziende e rivenditori. Qualcuno in meno dell’anno scorso (ognuno fa le proprie valutazioni per venire a esporre o no) ma, in proporzione, maggiore offerta per espositore e qualità veramente alta.
Menzione speciale di quest’anno per tre realtà: Alessandro Lucca, Enrico Castoldi e Il Ciocco Pipe di Antimo Parolise (ordine rigorosamente alfabetico): tre tavoli da lasciare senza fiato, da andare a guardare anche solo per intrattenimento, per godere di tanta bellezza (ma spero abbiate anche venduto, ragazzi). Non da meno anche l’offerta di tutti gli altri: ogni tavolo, il suo perché.
In più, fa piacere notare come gli espositori si stiano allineando sempre più alla politica del cartellino “Venduta”, che permette di non svuotare i tavoli, presi d’assalto da grossisti ed “eiaculatori precoci dell’acquisto” a caccia dell’affare, e godere della vista di splendidi oggetti d’arte, per la durata dell’evento.
Voto 9, e non 10, di incoraggiamento, perché si può sempre fare meglio.
Top: la qualità delle pipe esposte, in media molto alta.
Flop: anche quest’anno, niente pipe in omaggio.
Gli eventi del Pipa Club Italia. Voto: alla Madonna
Un programma più snello rispetto a quelli degli anni scorsi, con meno eventi a cartellone, che ci ha permesso di dare più respiro agli appuntamenti scelti, consentendoci una maggiore attenzione alla preparazione e quindi un pregio che speriamo più apprezzato.
Tre eventi su tutti, degni di nota e di ringraziamento: il workshop tecnico, tenuto dal maestro Mimmo Provenzano, su ebanite, metacrilato e lavorazione della morta, con la collaborazione di Macchi Serafino Srl e SEM; il convegno di carattere storico culturale sull’azienda Talamona di Paolo Croci, attraverso la storia che essa custodisce per comprendere l’identità che la rende unica; il convegno di attualità, sul presente e il futuro del mercato del tabacco da Pipa in Italia, con Skandinavian Tobacco Group, per alleggerire il clima di incertezza che aleggia negli ultimi tempi.
Menzione fuori cartellone per Francesca Manno e Claudio Papandrea, di Briar Pipe by Manno Srl, che hanno contribuito, con la loro esperienza e la loro consulenza, all’ottima riuscita del programma.
Per una strana congiuntura astrale e quasi involontariamente, l’edizione di quest’anno portava uno strano e dolce effetto Amarcord, pizzicando le corde della memoria nostalgica del mondo della Pipa. Non solo il ritorno a Palazzo Mochi Zamperoli, come detto prima, ha ammantato l’intero evento di una patina retrò, ma a sancire definitivamente questa dolce sensazione, la presentazione dell’opera di ricerca storiografica su Non Canta la Raganella, a cura del Fermo Pipa Club. La chitarra del maestro Marco di Meo, suonata dal vivo, e il brano poetico: “Oh Pipetta”, declamato da Francesco Belfiori, hanno creato un’atmosfera suggestiva, sospesa nel tempo.
Top: Le degustazioni di tabacco itineranti e gratuite, nei bar della città.
Flop: il meteo avverso, ma tant’è…
Le polemiche. Voto Ø
Mi spiace deludere gli affezionati alle polemiche di questa rubrica annuale ma, mai come quest’anno, è filato tutto liscio. Gli espositori hanno venduto (e hanno venduto, ragazzi), gli eventi in programma hanno registrato il tutto esaurito e siamo dovuti andare in overbooking, le sale erano piene e in alcuni momenti era difficile persino camminare, quindi, che vogliamo dire? Proprio niente, è il nostro lavoro a parlare per noi.
Certo, c’è stato chi si è lamentato, e quelli sempre ci saranno: purtroppo non esistono eventi su misura e se esistessero, vi parteciperebbe una sola persona. Ma, appunto, le lamentele che ho sentito erano tanto sparute e talmente assurde che più che alla voce: “Critiche”, le rubrichiamo nella cartella: “Aneddoti”. Del resto, credo ormai che a voler smentire quello che facciamo si debba essere creativi perché, se la favola di “Al lupo! Al lupo!” ci insegna qualcosa, è che non bisogna dire la stessa bugia due volte.
Top: il tipo che si è lamentato, con disgusto, che nessun espositore avesse con sé i salva bocchini, perché lui non compra pipe che non ha prima provato, mettendole in bocca.
Flop: gli amici che sono passati e che hanno telefonato per sapere come andava. Ma non gli amici nostri.
La città di Cagli. Voto +∞.
Dall’amministrazione comunale di vedute aperte, ai commercianti cordiali e disponibili, ai ristoratori che: che ve lo dico a fa’, fino agli operai solerti e fattivi, l’intera città di Cagli si conferma come città dell’accoglienza e della collaborazione e, mi piace ribadirlo, non è affatto scontato né così comune altrove. La passione di Cagli per la festa della Pipa è tale che a volerla spostare pari pari in un’altra città, non sarebbe la stessa cosa.
Top: le vetrine dei negozi allestite a tema: “Festa della Pipa”
Flop: non rilevati
Questo è quanto, gente. Come tutti gli anni, è impossibile trasmettere in poche righe i suoni, il calore, le emozioni che regala la Festa della Pipa di Cagli, e queste mie non sono neanche poche righe. Come al solito, ho piombato e, come al solito, a chi ci è stato dico: grazie per essere venuti e aver reso la Festa quello splendido momento di condivisione fraterna che è, spero vi sia piaciuta quanto è piaciuta a noi. A chi non c’è stato: l’anno prossimo cercate di venire: non sapete cosa vi perdete.

